Comunicato – L’AGDP, pronti a presentare le nostre proposte al nuovo governo: tagliamo ministeri ed enti e valorizziamo giovani e donne

Ridurre il numero dei ministeri, con e senza portafogli, e ritornare al modello del decreto Bassanini: sarebbe un importante segnale di discontinuità da parte del nuovo Governo, che dovrà fronteggiare con decisione l’attuale crisi economica. Lo chiede l’AGDP, l’Associazione dei Dirigenti Pubblici, che riunisce dirigenti della Presidenza del Consiglio, dei Ministeri, degli enti pubblici, degli enti locali, segretari comunali, diplomatici, funzionari della carriera prefettizia e di Camera e Senato e che la settimana scorsa si è ritrovata a Taormina per il suo decennale, presentando delle proposte per il rilancio della Pubblica Amministrazione.

Comunicato del 14 Novembre 2011

Comunicato del 14 Novembre 2011

“Contrarre il numero dei dicasteri – afferma il Presidente Pompeo Savarino – è una scelta economica, ma anche funzionale: per risparmiare a livello centrale occorre ridisegnare la PA, integrando funzioni e approcci, e non agire più con i tagli lineari, che non risolvono il problema della frammentazione e dello spreco di risorse. E’ auspicabile, inoltre, che si realizzi una riforma strutturale e non temporanea”.

L’associazione è pronta ad illustrare i suoi suggerimenti al nuovo Governo: ad esempio, accorpare enti, in particolare quelli previdenziali, e agenzie, in primo luogo quelle fiscali, oltre che integrare gli uffici periferici delle pubbliche amministrazioni e ridurre la consistenza degli uffici di diretta collaborazione, che si sono spesso rivelati inutili doppioni delle funzioni delle direzioni generali.

“Questo sarebbe – continua Savarino – il miglior inizio per un Governo nuovo e per un approccio al risparmio diverso dal passato”.

Dal punto di vista del personale pubblico, inoltre, l’Associazione auspica un forte impegno del nuovo Governo per il rilancio della PA, di cui deve essere compreso il ruolo strategico per lo sviluppo del Paese.

“In particolare, – afferma Giovanni Savini, vice-Presidente dell’AGDP e responsabile della sezione Giovani Dirigenti – occorre valorizzare il <<potenziale inespresso>> delle donne e dei giovani nella Pubblica Amministrazione, consentendo, in primo luogo, un ricambio ai vari livelli dell’Amministrazione, che favorisca la piena utilizzazione delle tante energie positive esistenti nella PA”.

11 Commenti

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  1. Dounia 14 novembre 2011 at 06:24 #

    Buongiorno a Tutti,
    mi permetterei di aggiungere che vanno abbolliti i doppi incarichi istituzionali tutti devono procedere per meritocrazia.

    Dounia

  2. Fabio 14 novembre 2011 at 12:57 #

    Speriamo che Monti abbia il coraggio di adottare il modello del leader dei Democratici Bersani all’epoca del governo Prodi: obiettivo aumentare la concorrenza nel settore privato per far diminuire i prezzi, come è stato fatto nel settore del parafarmaceutico. Quindi, ampliare la facoltà di rogito e autentica di scritture private ai Segretari comunali con conseguente forte diminuzione dei costi per trasferimenti tra privati e cospicue entrate per i Comuni che tanto hanno bisogno. I Notai devono finirla di lucrare privatamente per lo svolgimento di una Pubblica Funzione.

    • Giuseppe 14 novembre 2011 at 17:24 #

      Saranno contenti i segretari comunali!!! Sono d’accordo sulla tua proposta se gli introiti vanno al Comune e non al Segretario.
      Ma comunque i comuni non sono studi notarili. Bisognerebbe semplificare le procedure di registrazione e trascrizione e voltura catastale, in modo che i passaggi di proprietà siano più immediati.

  3. ANTONIO DI PALO 14 novembre 2011 at 15:40 #

    Salve,mi sono associato da pochissimo e mi piacerebbe sin d’ora dare un contributo al Paese in questi giorni molto delicati a causa della crisi economico.finanziaria e politica.Lavorando all’Agenzia delle Entrate presso la DR dell’Umbria potrei fornire suggerimenti per la riduzione o meglio la razionalizzazione degli uffici della stessa DR.
    Se ritenete utile il mio contributo non esitate a contattarmi.

  4. ANDREA 14 novembre 2011 at 22:03 #

    E’ un’ottima iniziativa ed anche i dirigenti degli enti locali sono pronti ad indicare la via per produrre grosse economie da reinvestire nella crescitas professionale del personale e per investimenti nelle infrastrutture
    grazie a tutti

  5. Giancarlo Zappacosta 15 novembre 2011 at 08:09 #

    L’eccezionalità del momento che l’Italia sta attraversando rende particolarmente urgente adottare quelle riforme di cui da anni, con scarsi e contraddittori risultati si discute. La Banca d’Italia ha stimato che la piena liberalizzazione del settore dei servizi pubblici potrebbe far lievitare il Pil italiano di addirittura 11 punti, la metà dei quali negli anni immeditamente successivi l’apertura del mercato dei servizi. La concorrenza produce efficienza ed innovazione: a parità di altri elementi, ci si può attendere che la qualità dei beni e servizi erogati in condizioni di mercato migliori, il loro prezzo diminuisca, o entrambe le cose. La Poltica faccia un passo indietro e liberi da lacci e lacciuoli la libera iniziativa. Via Province, Comunità Montane ed Enti Strumentali “poltronifici”!

  6. rosanna gardella 15 novembre 2011 at 08:33 #

    Le possibilità di riduzione degli adempimenti inutili per accelerare l’attività della PA sono tantissime.
    Il procedimento ormai ha tempi inenarrabili.
    Occorre giungere alla conclusione che i contratti pubblici siano perfezionabili con una semplice e meno onerosa scrittura privata, fatta eccezione per quelle tipologie ceh richiedono la forma pubblica pena nullità; negli altri casi “snellire” e ridurre i costi per il cittadino

  7. carlo 15 novembre 2011 at 11:06 #

    La riforma non può ignorare l’abbattimento di tutti i privilegi e non soltanto di quelli riguardanti la classe politica. Si va, quindi, dalla Banca d’Italia alla Camera e Senato. Non si comprende perchè un funzionario della Banca d’Italia o del Senato debba avere una retribuzione superiore ad un altro funzionario della P.A.!
    Basta poi con i doppi e tripli incarichi per i magistrati ( si veda la recente proposta di riforma della giustizia tributaria).

  8. Enrico 15 novembre 2011 at 11:12 #

    E che dire di tutti gli organismi, organi e comitati vari presenti all’interno delle PP.AA.?
    Vari decreti ne hanno previsto una graduale riduzione fino al definitivo trasferimento delle competenze all’interno delle amministrazioni. Viceversa, ancora oggi si assiste ad un proliferare di nuove costituzioni di tali entità più o meno “senza spese” almeno dirette.
    Ma a quando una effettiva verifica dell’effettiva utilità di questi organismi?
    Il Ministro dell’Ambiente, mentre si chiedono tagli e sacrifici a tutti, nell’ultimo provvedimento di stabilizzazione finanziaria (DL n. 98/11) all’art. 5, comma 2-bis, è riuscito ad espungere dai risparmi di spesa previsti per tutti gli organismi dall’art. 68 del D.L: n. 112/08, ben due commissioni la VIA-VAS e l’IPPC.
    E siamo punto e accapo.
    Saluti a tutti e buon lavoro

  9. NECIO 18 novembre 2011 at 12:05 #

    ABOLIRE I NOTAI SI PUO’, ANZI SI DEVE FARLO.
    Oltre le tariffe massime
    Mai contenti. La maggioranza dei notai che ALTROCONSUMO ha consultato (14 su 22) va allegramente oltre le tariffe massime previste dalla legge. Con punte di sforamenti del 58%, a Roma, dove due notai hanno dato un preventivo di quasi 1.200 euro superiore ai massimi. Da pubblici ufficiali, quali sono i notai, ci si aspettava compensi coerenti con la tariffa nazionale, ma anche disponibilità a rilasciare preventivi scritti. Preventivi dettagliati e trasparenti. Così non è stato. Sono questi i principali risultati emersi dall’inchiesta che Altroconsumo ha svolto in 7 città (Torino, Milano, Padova, Roma, Bari, Napoli e Palermo).

    Un rogito per l’acquisto della prima casa
    Il caso prospettato era facile facile: il rogito per l’acquisto della prima casa in contanti. Quindi non c’era neanche il problema del mutuo. Avevamo in mano la visura di una casa (chiaramente diversa per ogni città), per poter fornire il valore delle rendita catastale (su cui si calcolano le imposte); abbiamo specificato anche il prezzo di acquisto. La tariffa massima del compenso si stabilisce in base a tabelle contenute in un decreto ministeriale (del 27 novembre 2001). Cresce gradualmente con l’aumentare del valore dell’atto: nel nostro caso, il prezzo di acquisto della casa. Fornire un preventivo non era un’impresa ardua, tant’è che alcuni studi ce l’hanno inviato via email nel giro di qualche ora.

    Se vuole, prenda appunti
    Soltanto Tredici notai su ventidue ci hanno fornito un preventivo dettagliato, in cui erano specificate le singole voci. Altri hanno indicato solo il valore complessivo, oppure hanno semplicemente distinto l’onorario dal totale. I notai sono anche restii a rilasciare preventivi scritti. A Napoli Altroconsumo è riuscito a ottenerlo, solo dietro insistenza. A Bari e Palermo niente di scritto, il massimo che si è riusciti ad ottenere è stato il permesso a prendere appunti, alcune volte su un foglio offerto dal notaio (ma non era carta intestata). A Roma, due notai sono stati disponibili a rilasciare il preventivo solo a voce. Sempre nella capitale, un notaio ha fatto pagare 50 euro per avere un preventivo, che invece va rilasciato gratuitamente.

    Quei 1.200 euro in più del previsto
    Alla poca trasparenza, si aggiunge l’esosità dei preventivi. Le differenze tra compenso richiesto e quello massimo previsto per legge sono spesso di diverse centinaia di euro, non proprio bruscolini. A Roma i casi più gravi: come si è detto, quasi 1.200 euro in più rispetto ai massimi. Ma anche a Napoli due notai sforano di tanto: 656 euro uno e 612 l’altro. I più virtuosi – è il caso di dirlo – un notaio di Palermo e un altro di Torino: entrambi “scontano” i massimi del 18%.

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